CREDITS
Installazione di Cult of Magic / Francesco Sacco
Hologram, sound, text
concept by Francesco Sacco
performance by Giada Vailati
video shooting and editing by Agnese Carbone
text by Francesco Sacco
voice-over by Giada Vailati
Cello Suite No. 1 in G by J.S. Bach, arranged and performed by Francesco Sacco for Moog Subsequent 37
Esposta alla mostra “THE FUTURE WILL BE WEIRD”, Galleria Giovanni Bonelli
Mattia Moreni ft. Vedovamazzei, Nicola Samorì, Vera Portatadino, Alessandro Pessoli, Giovanni Morbin, Enrico Minguzzi, Pesce Khete, Gelitin, Silvia Dal Dosso, Cult of Magic, Pierpaolo Campanini, Giovanni Blanco
in collaborazione con Associazione Mattia, Archivio Mattia Moreni
a cura di Denis Isaia
La questione di Dio non la posso neanche sfiorare. L’umanoide non sa (il vuoto non ha direzione), prende la direzione che vuole per dire “dio è il nostro, quello che abbiamo inventato.” (Mattia Moreni, intervista di Renzo Bertoni, 1981)
L’installazione La Fin du monde, esposta presso la Galleria Giovanni Bonelli accanto ad alcuni dei capolavori di Mattia Moreni, è un esperimento che, usando immagine, musica e parola, prova a restituire una possibilità di immersione nel mistero: partendo dagli therian, fenomeno che sta spopolando in America Latina grazie ai social network per il quale uomini e donne (spesso giovanissimi) si travestono, si comportano e intessono rapporti sociali identificandosi con un animale, ci si immerge in un discorso sul linguaggio e sulla sua regressione: “To Mega Therion” è “La Grande Bestia”, una metafora per descrivere il diavolo, che a sua volta risponde ad una delle paure più grandi di tutte, l’ignoto. Cosa succederebbe all’uomo se smettesse di essere capace di comprendere la metafora, di avvalersi del simbolo, di accettare il mistero?
Su un arrangiamento della celebre suite per violoncello di Johann Sebastian Bach per Moog Subsequent 37, una delle prime macchine parafoniche, un avatar danzante recita un monologo che, disturbando figure come Freud, Picasso e Aleister Crowley attraversa il problema dell’esistenza e delle sue possibilità, mettendo in relazione paura e fantasia, il cui eccesso o la cui assenza divengono motore della spiritualità e della concezione del divino. Il linguaggio nasce dall’esperienza, pertanto il corpo umano è la prima sorgente di metafore, ma, tuttavia, i suoi processi sono misteriosi: “Difendo una lingua di terra con una lingua di carne. Difendo un mistero che non capisco. Se mai lo capirò non sarà più un mistero e io non avrò più una lingua.”